Narrativa

Recensione – “L’ORTO FASCISTA” di Ernesto Masina

Titolo: L’orto fascista
Autore: Ernesto Masina
Genere: Narrativa Storica
Casa Editrice: Gilgamesh Edizioni
Lunghezza: 216 pagine
Prezzo: Ebook €3,49 – Cartaceo €13,66
Data di pubblicazione: 3 Luglio 2017

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SINOSSI

Valle Camonica, 1943. Con l’occupazione tedesca, anche a Breno i fascisti hanno rialzato la testa. Nel bar Monte Grappa, tra un torneo di briscola e una bevuta, si ordiscono le trame e si ordisce un piccolo attentato, allo scopo di dare una lezione ai quei dannati tedeschi. Non tutto procede per il verso giusto. Persino i collaborazionisti, da don Pompeo alla “Signora Maestra” Lucia, stimata Custode dell’Orto Fascista, vengono coinvolti in una girandola di equivoci. Tra un sidecar che salta in aria e qualche rappresaglia, anche i bambini prendono parte a una singolare tragicommedia che a volte sfiora la pochade.


RECENSIONE

Non erano venuti ad assistere alla partenza del nemico sconfitto, ma per un atto di pietà verso  […]. Rispetto che forse solo gli italiani hanno verso la morte, chiunque essa abbia colpito.

“L’orto fascista” è un libro raccontatoci con uno stile disincantato che miscela ironia a lievi caricature su modi e vezzi dell’epoca fascista negli anni finali della guerra. Il suo tono narrativo è a momenti vagamente dissacrante, un aspetto che si concentra e incentra sui vizi e peccati,  veniali e corporali, in nome di un ideologia politica accettata spesso per una corsa all’acquisizione di agevolazioni e visibilità, potere e importanza. In questo contesto storico la nostra storia si svolge in un paesino della Val Camonica, un paese in cui i personaggi vengono delineati con dissacrante lucidità attraverso la loro fallacità che sa di ignoranza e semplicità. Ogni figura è ben descritta e inserita nel contesto attraverso excursus che ci permettono di avere una più ampia visione degli eventi narrati, e che danno corpo al tessuto sociale e all’atmosfera che si respirava in quell’epoca buia di incertezza e privazione. L’autore ci trasmette come l’impressione che in ogni scena e frase gli attori recitino una parte che sa di pantomima con alcuni tratti buffoneschi, un’impressione che si infrange quando l’oppressione mal tollerata scivola in una tragedia non voluta. Passiamo così a sfiorare la realtà della guerra con i suoi orrori, con i tradimenti e la violenza. Un susseguirsi di azioni e reazioni che rischiano di sfiorare la più totale tragedia ma che comunque lasciano cocci di vite spezzate, e rimpianti. 

“L’orto fascista”  ti cattura tra leggerezza e curiosità, ma saprà comunque trasmetterti una sensazione dolce amara di commozione e dispiacere per ogni dolore, sofferenza e perdita, a qualsiasi bandiera essa appartenga.

Classificazione: 4.5 su 5.

Copia ARC fornita dall’autore