Contemporaneo

“E alla fine c’è la vita” di Davide Rossi – Intervista e Presentazione

Due chiacchiere con Davide Rossi

* Chi è Davide Rossi vita di tutti i giorni? Raccontaci qualcosa di te.

 Ciao, grazie per questa magnifica opportunità. Sono uno scrittore indipendente, che ha pubblicato la sua prima opera “E alla fine c’è la vita”, e che con fatica e tanto impegno cerca di emergere e di portare all’attenzione del maggior numero di persone possibile tale scritto.

 Nel frattempo lavoro, quello principale, come operatore farmaceutico, vivo, scrivo, ascolto musica, guardo film, vado a mostre… diciamo che cerco di nutrirmi di aria fresca, fino a quando ce ne sarà.

* Quando è nata la tua passione per la scrittura?

  La passione è esplosa da piccolo, negli anni è diventata una vera e propria dipendenza, uno sfogo, libertà, vita parallela. Quando inizio un nuovo racconto mi immergo in quelle vicende, vivo altre vite, penso a queste, le elaboro, soffro con i protagonisti, mi immedesimo in loro, nel vissuto. Scrivere è una fatica per l’anima, ma serve anche a svuotarla dal peso che quotidianamente accumuliamo su di essa, cumuli di sentimenti e sensazioni che cristallizzano e l’appesantiscono, scrivere ci alleggerisce, in alcuni casi è terapeutico.

* Le persone a te più vicine ti hanno supportata in questa tua scelta?

  Non sono mai stato scoraggiato, anzi. Lo stimolo alla lettura mi è giunto sin dalla più tenera età, avevo poco più di otto anni quando ricevetti il mio primo Dylan Dog. Gli anni successivi sono stati quelli dei film e dei primi libri, di Fenoglio e di Stephen King, sempre incoraggiato dalla famiglia e spronato dalla maestra di italiano, che mi premiò con un voto eccezionale per un mio racconto, successivamente pubblicato in un giornalino scolastico, lo conservo ancora a casa. Ho cercato sempre di nutrire la mia passione, fino a oggi, che mi perseguita dolcemente, compagna fedele delle mie giornate.

* Che tipo di lettore sei? Hai degli autori o generi letterari che ami particolarmente?

  Leggo molto e di tutto. Gli autori sono molto diversi fra loro, ma accomunati da un immenso talento. Baricco, Ellis, Ammaniti, Zerocalcare, Fenoglio, Pavese, Pasolini, Sciascia… due libri: “Mostri” di Tiziano Sclavi e “Fontamara” Silone.

* Ora parliamo del tuo ultimo libro “E alla fine c’è la vita. Come è nato? Qual’è stato l’input che ti ha spinto a scriverlo?

  L’idea originale nasce dalla lettura dell’opera di B.E. Ellis “Le regole dell’attrazione”, in cui l’autore ci narra le vicende di alcuni studenti americani, tossici e materiali, presi più da se stessi e dai vizi, piuttosto che dallo studio. La vita, la frequentazione dell’università, i dubbi di quell’età, le incertezze e lo scoramento, mi hanno portato a rimuginare ciò che avevo letto tempo prima e mi hanno spinto a ideare il racconto. Da lì a scrivere l’opera il passo è stato breve.

* Quale è stata la parte più ostica da scrivere?

  Durante la scrittura non incontro molti ostacoli, forse perché quando parto con un progetto l’ho già fissato bene in testa. Le vere problematiche le incontro durante il lavoro di rilettura e correzione: lì spesso mi incarto, mi soffermo sui più piccoli dettagli, mi indispettiscono le minuzie e mi perdo sui particolari. Quando metto la parola fine al mio scritto comincio a sudare freddo per il pensiero di ciò che mi aspetta…

* Hai mai avuto momenti, nella stesura del tuo libro, di blocco creativo? Se sì come lo hai superati?

  No, non mi è mai capitato. Mi impongo di scrivere un numero minimo di pagine o per un tempo minimo quotidiano. Ciò che creo durante quel lasso temporale lo controllo il giorno successivo e così via. Non sempre ciò che mi trovo a esaminare è buono, ma comunque attraverso questo tipo di approccio difficilmente si viene investiti dal blocco dello scrittore. Scrivere, come tante altre arti, è anche allenamento.

* Presentaci il tuo libro e il messaggio che hai voluto trasmettere scrivendolo.

  Racconto quattro vicende che si intrecciano all’interno del contesto universitario pavese. Droga, sesso e alcol saranno i catalizzatori delle storie personali di Marco, Marianna, Marika e Mario, che si faranno travolgere con passivo compiacimento. La vita, però, non sarà clemente nei loro confronti, costringendoli a cambiare e a rivalutare le proprie priorità.

  Racconto la disillusione di una generazione, la loro rabbia. Spero che arrivi il loro urlo di impotenza nei confronti degli “altri” che li emarginano e costringono a cambiare, a conformarsi a una società piatta, dove l’estetica e il benessere rappresentano gli unici valori. Le loro vie di fuga, alcol e droga, sono un affascinante escamotage, che come tale andrà a deragliare, obbligandoli a ricostruire dalle macerie le loro esistenze.

* In quale dei tuoi personaggi ti rispecchi di più e perché?

Sono tutti molto distanti da me, ed è per questo che li adoro in egual misura. Marco è un ragazzo perennemente alla ricerca dell’innamoramento, dell’illusione. Estroverso, audace, un po’ tossico e alcolizzato, passa le sue serate fra una sbronza e l’altra con gli amici di sempre, Oliviero e Alfonso. Marianna è una ragazza estremamente complicata. Ama il sesso e le avventure, anche se in realtà sogna l’amore. Griffata, alla continua ricerca dell’estetica, è spesso accompagnata nelle sue scorribande dall’amica Rosanna. C’è Marika, una ragazza spagnola, arrivata a Pavia con il progetto Erasmus. Semplice, una studentessa modello, si farà travolgere dagli eventi. Infine Mario, uno studente normale, al quale però la vita ha riservato una brutta sorpresa.

* Quali sono i tuoi progetti futuri?

  Tanti e in linea di definizione. Posso anticiparti che fra un anno circa, spero meno, uscirà il mio secondo romanzo. Nel frattempo continuerò a raccontare questo libro, anche se cercherò di dedicare più tempo ad amici e vita privata.

* Se sei fuori casa e hai un’ispirazione come ti comporti? Ti è mai capitato di metterti in una situazione imbarazzante?

  No, al massimo prendo appunti sul telefono, ma spesso cerco di tenerla fissata nella mente: se l’idea rimane vuol dire che è valida, se evapora non era importante. Non so quanto sia valida come tecnica, ma ormai sono anni che la seguo con ostinazione.

* Hai un momento particolare della giornata da dedicare alla scrittura o cogli ogni occasione per dedicartici?

  Non ho un momento particolare, cerco di ritagliarmi uno spazio quotidiano che mi permetta di scrivere in tranquillità. Mattino, pomeriggio e sera non sono importanti, ciò che conta, per me, è la concentrazione, e magari della buona musica in sottofondo.

* Cosa sogni per il tuo futuro?

  Fare lo scrittore come lavoro, non sarebbe male, anche se forse l’impegno sarebbe gravoso… no, il sogno reale è quello di avere sempre qualcuno che ti legga

* Un piccolo spazio a tua disposizione per dire ciò che vuoi.

  Lo uso per ringraziarti e per invitare tutti gli autori e gli scrittori a leggere e li invito a scoprire autori nuovi, che spesso costituiscono le chiavi d’accesso per universi mai visitati.

Titolo: Alla fine c’è vita
Autore: Davide Rossi
Genere: Pop-Generazionale-Contemporaneo
Casa Editrice: Apollo Edizioni 
Lunghezza: 189 pagine
Prezzo: Cartaceo €9,00
Data di pubblicazione: Maggio 2018

ACQUISTA

APOLLO EDIZIONI

SINOSSI

Marco si sveglia dopo l’ennesima notte di eccessi. Marianna vomita in un bagno dell’università. Mario si ritrova bloccato in un letto di ospedale. Marika finisce a letto con un professore. Tante vite che si bruciano, annientandosi con tutto ciò che è legale ed illegale, alla ricerca disperata di un’altra boccata di ossigeno. – Quale futuro mi riserva la vita?- pensa senza mai dirlo Marco. Osserva Marika, invece della lezione, fantastica su di lei, se ne innamora. Si innamora dell’idea di vita con lei. La insegue durante una delle mille feste, salvo perderla per sempre. Marianna vive la propria vita senza limiti. Si concede ai ragazzi. Ama le griffe, l’estetica, l’apparenza le illude la vita. La realtà le serve il conto facendole scopri-re che aspetta un bambino. È innamorata di Marco, ma la loro relazione è finita la-sciando dei conti in sospeso fra i due. Ora aspetta un bambino, e pensa sia suo. Mario frequenta l’ateneo da pendolare. Ha un’esistenza quieta e fatta di pochi fronzoli. Ha litigato con Marco perché ha frequentato Marianna. Ora, dopo un ma-lore, la malattia e l’ospedale capisce che la vita è molto di più che tenersi a galla. Marika è una ragazza spagnola, arrivata a Pavia grazie ad uno dei tanti progetti Erasmus. Lavora e studia. Una routine che non le lascia grande spazio per una vita sociale amplia. La rottura con Jorge la spinge ad intraprendere un viaggio nei par-ty bagnati dall’alcol e animati dalle droghe. Finirà in coma dopo un incidente stra-dale. Si riprenderà qualche giorno dopo, desiderosa di cancellare quella parentesi frenetica dai suoi ricordi. Un caleidoscopio su tante giovani vite, intrappolate dall’ansia di vivere la vita al massimo. Il raggiungimento dell’abisso li spingerà a riemergere, obbligandoli a prendere decisioni drastiche.

ESTRATTO

Inverno 2009

Forse è la solita storia, o forse lo è solo per alcuni, si è giustificata qualche anno dopo, perché in fondo lei sapeva che la vita è strana e comunque lei era al secondo anno di università, stava facendo l’Erasmus alla facoltà di Farmacia dell’Università di Pavia, un venerdì di gennaio ed era fuori a tal punto che era fi-nita a letto con un professore, un certo Tacchi o Facchi (?): lo avevano fatto in una stanza della cascina, dove poco prima la squadra di canottaggio si era sbronzata di brutto per festeggiare. Lei, in realtà, stava dietro a un altro, Marco, un

ragazzo di Farmacia un po’ tossico un po’ stronzo, ma carino e affascinante. Era un fuori corso, a cui piaceva sballarsi insieme ad altri due, Alberto e Oliviero, cre-do si chiamassero, o forse Alfonso, due di architettura. Marco quella sera era ben vestito, le parlava con sicurezza, la guardava stordito dall’alcol e dalla droga, il suo tono era suadente, sicuro. Mentre snocciolava una serie di aneddoti e nomi, Marika si accorse dello sguardo indagatore di Rosanna, una bella ragazza del

quinto anno, che li fissava, forse gelosa, forse solo curiosa. – Vado in bagno – dis-se Marika defilandosi dal ragazzo. Mentre si allontanava pensava a Marco e a Jor-ge. Quanto desiderava vedere Jorge, aveva bisogno di una riga.

DAVIDE ROSSI

Davide Rossi è nato il 18/01/1985 ed è cresciuto in un piccolo paese della provincia di Pavia, Sant’Angelo Lomellina.

Nonostante gli studi di natura prettamente scientifica, continua a coltivare due grandi passioni che lo accompagnano fin dalla tenera età: il cinema e la scrittura. La stesura di varie sceneggiature rappresenta dunque un’evoluzione naturale e una di queste, scritta a sei mani, risulta nel film “Benvenuti a casa Verdi” del 2013 (Muccapazza film).

Parrallelamente all’esperienza cinematografica inizia una fase di sperimentazione che l’ha portato a partecipare a diversi concorsi letterari con racconti brevi, poesie e saggi.

“E alla fine c’è la vita” nasce in seguito, e dall’unione, di tutti questi percorsi.