Contemporaneo

2 Novembre – “IL PROFUMO DELLA PASSIONE. Otto mesi in Australia” Serie Consolazione vol.16 di Giuseppina D’Amato

Titolo: Il profumo della passione. Otto mesi in Australia
Serie: Consolazione vol.16
Autore: Giuseppina D’Amato
Genere: Narrativa Contemporanea
Casa Editrice: Chiara Messina & Giuseppina D’Amato Books
Lunghezza: 250 pagine
Prezzo: Ebook € 3,99 –  Anche in Kindleunlimited
Data di pubblicazione: 2 Novembre 2018

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Sinossi

Un romanzo contemporaneo, internazionale, erotico e di viaggio.
Il profumo della passione, opera adatta a un pubblico adulto, tratta il tema dell’amore visto da un punto di vista femminile. Michelle La Forêt, la protagonista, è una giovane giornalista. Al termine del contratto di lavoro, il direttore le offre un nuovo ingaggio. La ragazza accetta entusiasta, ma si pente quando conosce i particolari del lavoro. È prevista, infatti, una missione di otto mesi in Australia dove lavorerà con Didier Blessant, un famoso operatore di ripresa e fotografo. L’uomo maturo, già inviato di guerra, è un tipo deciso e aggressivo. Sin dall’inizio si profila una dinamica relazionale difficile e conflittuale, un misto di amore e odio. Michelle è soggiogata, e fatica a sottrarsi al gioco erotico e distruttivo che si è acceso tra loro e a nulla servono i consigli via web della sorella e la presenza delle amiche.La vicenda si dipana tra avventure e colpi di scena sino all’epilogo inatteso e sorprendente, allorquando i due ritornano in Francia. L’io narrante è la stessa protagonista. Sullo sfondo, l’Australia, i suoi territori, i paesaggi e le atmosfere magiche. Il romanzo, ambientato nel mondo contemporaneo, affronta temi psicologici e sentimentali e tocca la problematica della violenza di genere. I personaggi sono immaginari, ma realistici e verosimili. La narrazione è scorrevole e il ritmo veloce.

Incipit
Ho appena concluso un nuovo contratto. Dovrei essere soddisfatta, invece provo un senso di alienazione, un vuoto che dilaga dalla mente al cuore. Il direttore dell’emittente televisiva France32, dove sono impiegata da due anni, come giornalista, mi ha proposto un incarico che in principio mi è parso molto allettante mentre, adesso, m’angoscia.
Questa mattina, sono stata convocata nel suo ufficio, e lui con un gesto vago mi ha invitato ad accomodarmi sulla poltroncina nera. Poi, trincerato dietro la scrivania, ha appoggiato gli avambracci sul ripiano invaso da fogli di carta e oggetti di cancelleria, ha sporto il busto, quasi a voler accorciare le distanze fra noi, e ha inscenato la più convincente e fumosa delle illusioni. «Signorina La Forêt, il suo contratto si avvicina al termine. Ancora qualche settimana e sarà libera», ha esordito.
«Sì. Lo so.» Temo d’averlo guardato come un gattino al cospetto di Berlicche.
«Ha già altre proposte?» ha domandato con finta indifferenza, sollevandosi, e appoggiando il torace allo schienale della sedia curule.
«No», ho negato d’impeto.
Me ne sono pentita subito: avrei dovuto rispondergli che ho un mucchio d’offerte, ma la sincerità ha prevalso. È sempre così: non sono capace di vendermi al miglior prezzo. Prevarica Memente.
«Bene. Allora, può essere ancora dei nostri», ha detto lui.
«Certo», ho risposto, piena d’un entusiasmo profumato d’adolescenza, sperando in una piccola rubrica quotidiana per i prossimi tre mesi. Invece no. Lui ha scombussolato i miei miseri piani, e tra il minaccioso e il paterno mi ha offerto il rinnovo dell’ingaggio per ben otto mesi, niente meno che alla fine del mondo, dove non avrei mai neanche sognato d’andare. Inutile dire che sono ammutolita per la gioia dell’inatteso riconoscimento, ma nell’apprendere i dettagli del lavoro e la data della partenza, addio felicità. Avrei voluto rifiutare, appena ha elencato in che cosa consiste l’incarico e gli impegni previsti, ma lui riesce sempre a essere persuasivo. «Michelle, o firma, o è fuori», ha dichiarato più minaccioso che confidenziale, mentre io esibivo un impercettibile diniego, tormentando una ciocca di capelli che si ostinava a ricadere sulla guancia.
«Sa quanti sarebbero disposti a prendere il suo posto?» ha incalzato, distogliendo lo sguardo da me, come se già stesse vagliando un altro candidato, che la mia fantasia ha visto piegato in due, pronto a firmare con servile gratitudine i fogli che nel frattempo lui aveva estratto dal cassetto. C’era poco da riflettere. Per lui “dire è fare”. Primo comandamento.

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